31 ottobre 2019

I narratori di Esperia presentano

Cristoforo Colombo e i doni della morte

– Un articolo di Camilla Magnani – 

Io ho sempre pensato alla morte di Cristoforo Colombo come quella di altri personaggi famosi. Che ne so, Elvis Presley o Marylin Monroe.

Avete mai letto Harry Potter? Sapete che Voldemort per preservare la sua anima l’ha divisa in sette parti? Ecco, dovete sapere che le ceneri di Colombo stanno in tre posti diversi. Non è molto più interessante del classico rapimento alieno?

Ma ora vi racconto meglio. Cristoforo Colombo muore nel 1506 a Valladolid, in Spagna, e ben presto, secondo suo desiderio, le sue ceneri vengono portate a Santo Domingo, dove rimangono per circa due secoli assieme a quelle del figlio Diego. Nel 1795 l’isola passa sotto il controllo francese e le ceneri si spostano a loro volta, direzione Havana. Nel 1898 poi, Cuba viene occupata dagli Stati Uniti e i resti si imbarcano verso Siviglia, Spagna.

Ma è qui che la faccenda diventa decisamente bizzarra: circa vent’anni prima, infatti, durante i lavori di restauro di una cattedrale a Santo Domingo era spuntata fuori una cassa contenente resti umani con inciso sopra il nome “Cristobal Colon”.

Quindi, ricapitoliamo un attimo per non perdere la ragione: nello stesso momento ci sono due probabili resti: quelli anonimi di Cuba, che viaggiano poi verso la Spagna, e quelli di Santo Domingo, che riportano il nome dell’esploratore sulla cassa.

Ma quali sono i resti autentici?

Ora, amici, so che vi starete chiedendo: ma allora quali sono quelli autentici? Gli spagnoli, come è giusto che sia, sostengono che le ceneri arrivate a Siviglia siano quelle originali, ma sono parecchi gli studiosi convinti che non sia andata proprio così.

Le ceneri scoperte nella cattedrale di Santo Domingo, infatti, vengono presto regalate al console italiano, ed è in questo punto della storia che si vengono a creare i tre horcrux (ndr, se non capite, dovreste leggere Harry Potter). Una parte delle ceneri va in Venezuela, considerato il primo stato americano toccato da Colombo, un secondo cumulo viene regalato alla città di Genova e un terzo arriva a Pavia, presso l’università.

 

Perchè proprio a Pavia?

Oltre a chiedersi quale parte delle ceneri ci sia toccata in sorte, sorge spontanea un’altra domanda: ma perché a Pavia ci sono le ceneri di Cristoforo Colombo?

Cerchiamo di capire meglio cosa sia successo. Ai tempi, il console italiano di Santo Domingo, Luigi Cambiaso, era fermamente convinto che il famoso esploratore avesse studiato presso l’ateneo pavese.

Ciò che sappiamo lo dobbiamo alla biografia scritta dal figlio dell’esploratore, Ferdinando:

“Dico adunque che nella sua piccola età imparò lettere, e studiò in Pavia tanto che gli bastava per intendere i cosmografi, alla cui lezione fu molto affezionato”.

 

Ponte Coperto Pavia - illustration

È tutto vero?

Ma andò davvero così? Cristoforo Colombo ha davvero passeggiato per Pavia con i libri sottobraccio quando ancora non esisteva la segreteria studenti?

In molti si sono interrogati sull’argomento.

Una obiezione è quella fatta dal celebre esperto Dario Guglielmo Martini, che ritiene improbabile che Colombo sia stato a Pavia, considerando la situazione economica in cui versava la sua famiglia. Altri studiosi pensano che la confusione possa essere dovuta da una trascrizione errata di “in Pavia” nel codice; nello specifico, si pensa che un amanuense abbia copiato “in Pavia” al posto di “in Patria”, facendo arrivare le ceneri di Colombo qui. Provate a immaginarvelo: probabilmente dopo ore passate sui codici quel poveretto stava semplicemente pensando “Non vedo l’ora di staccare e andarmi a fare una birra”, si è distratto e le ceneri del più importante esploratore di tutti i tempi hanno vinto un viaggio transoceanico gratis.

Ulteriori interpretazioni sostengono che con “Pavia” Ferdinando non si riferisse alla città ma probabilmente vie o zone di altri luoghi in Italia chiamati con lo stesso nome. Per essere il figlio di uno che credeva di arrivare nelle Indie ritrovandosi poi in un continente completamente nuovo, poco male.

A me però piace pensarla diversamente. Non riesco a togliermi dalla testa, e perdonatemi qui la licenza poetica e storica, l’immagine di Cristoforo Colombo che cammina per le strade della città, che si gode un calice di Bonarda davanti al Broletto e che, infine, osserva il Ticino al tramonto con occhi sognanti pensando a quanto gli piacerebbe far parte del CUS Pavia.

Meet Camilla!

Camilla, la narratrice autrice di questo articolo, è una public historian con la passione per lo spazio e per la cultura.