I narratori di Esperia presentano

Quella notte, incontrai le janas

- Un articolo di Nicolò Cantoni-

Incontrai le Janas
Fate che tessono - Un dipinto di Arthur Rakham (dettaglio)

“La nostra Sardegna è una terra colma di magia e mistero”, mi aveva confidato nonno Gavino. Adoravo ascoltare i suoi racconti di leggende meravigliose, tramandati di generazione in generazione da chissà quanti secoli. E così, mentre mi addormentavo al suono rassicurante della sua voce, speravo a volte che quelle storie fossero reali.

In una notte dal sonno turbolento, mentre mi volgevo e rivolgevo nel mio letto, accadde qualcosa di davvero insolito. Ad un tratto, un fioco bagliore di luce penetrò dalla finestra, illuminando il mio cuscino. Aprii lentamente gli occhi e vidi una donna piccolissima, vestita di un rosso acceso e ornata di gioielli elegantissimi. Aveva dei lineamenti delicati e sprigionava un intenso luccichio. “Una jana!”, esclamai. Ma la fata m’invitò a non fare rumore e a seguirla.

E così feci. Mentre lei volteggiava agilmente nell’aria, io percorrevo la campagna illuminata dal tiepido alone di luce che la circondava. Le chiesi dove mi stesse portando e, con la sua voce armoniosa, mi disse: “dove custodiamo il tesoro più speciale”. In un’insenatura della collina, nascosta tra gli arbusti, si celava infatti l’ingresso di una grotta. Ma non era esattamente una grotta. Era una domus de janas, un sepolcro in cui le fate trovarono rifugio da tempo immemorabile a causa della malvagità dell’uomo. Fu allora che apparvero tantissime altre janas, che illuminarono l’oscurità della grotta come tante lucciole nel buio. Rimasi a bocca aperta dinanzi a un simile splendore.

Domus de Janas - Necropoli di Prunittu a Soradille, Sardegna - Foto di Valentino Selis (dettaglio)

Le janas mi mostrarono il loro straordinario talento nella tessitura e la grazia con cui cucivano stoffe pregiate; e appresi che la medesima cura la riponevano anche nel tessere il destino di tutti noi. Dai racconti del nonno sapevo che alcuni le consideravano streghe, altri delle fate. Ma loro non erano nè l’una, nè l’altra, perchè “è solo un riflesso del cuore umano: se vedi il male nel mondo ci crederai delle streghe, ma dinanzi a un cuore puro appariamo come esseri benevoli…“. E fu allora che le fate sprigionarono una luce intensissima, che abbagliò i miei occhi.

Era mattino. E quando mi svegliai i raggi del sole illuminavano già il mio viso. Forse era stato solo un sogno, ma stavolta avrei avuto anch’io una storia magica da raccontare al nonno.

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