I narratori di Esperia presentano

I consigli di Ficino contro la peste

- Un articolo di Nicolò Cantoni -

«Abstienti […] dalla stretta conversazione et dalla turba. Fuggi presto et da lungi, et torna tardi

È il 1478. E, in una Firenze flagellata da una terribile epidemia di peste, l’umanista e medico Marsilio Ficino invitava così i propri concittadini a seguire alcune utili direttive di distanziamento sociale, al fine di contenere la diffusione del contagio. Nell’Italia del 2020, le sue avvertenze ci appaiono improvvisamente attuali, ma il mondo in cui viveva il filosofo fiorentino era certamente molto diverso da quello odierno. In particolare, la straordinaria stagione delle rivoluzioni scientifiche avrebbe cominciato a sconvolgere l’antico sapere dell’umanità solo a partire dalla metà del secolo successivo. Così i consigli di Ficino possono destare oggi una certa curiosità e qualche sorriso per l’ingenuità (e ingegnosità) dei suoi rimedi, capaci di mescolare con grande destrezza la millenaria tradizione medica di Galeno e Ippocrate con la filosofia di Aristotele, Averroè e Platone, ma anche temi di natura religiosa con quelli della tradizione astrologica, magica e alchemica.

Le cause del male oscuro

Ficino scrisse il Consiglio contro la pestilenza tra il 1478 e il 1479, con l’obiettivo di offrire al popolo fiorentino alcuni utili rimedi contro la peste e il propagarsi del contagio, senza tuttavia tralasciare una serie di indicazioni sulla natura della malattia e delle sue cause. L’avvento dell’epidemia era stato infatti preannunciato da «constellationi maligne» e dalle eclissi del Sole e della Luna, che rappresentavano il segno di un’anomalia; la testimonianza di un drammatico disaccordo tra cielo e terra, che avrebbe provocato inevitabili ripercussioni. Sul piano umano, questa mancanza di equilibrio si concretizzava così in una sovrabbondanza di umori (in particolare di sangue e bile gialla) che «si putrefanno et ribollono», provocando la febbre e le piaghe tipiche della peste. In particolare, se il corpo è il riflesso dell’anima, l’apparizione dei bubboni doveva segnalare la rottura di un’armonia. Fedele alla sua vocazione di medico del corpo e dell’anima, per Ficino era dunque indispensabile cercare di riequilibrare entrambi, temperando gli eccessi portati dal «vapore velenoso» della malattia.

Ma quali potevano essere le cure di un male causato da un tale squilibrio del mondo?

Distanza di sicurezza e salassi purificativi

In primo luogo, occorre cercare di vivere con ordine e misura, conducendo una quotidianità temperata che rifugga gli eccessi e l’escandescenza delle passioni. Sul piano pratico, è raccomandabile seguire norme igieniche come il lavarsi le mani, la bocca, il viso, e di mantenere gli abiti, le lenzuola e gli ambienti domestici freschi e ben profumati. È opportuno evitare di andare spesso fuori, per non rischiare di toccare oggetti potenzialmente contaminati o incorrere in conversazioni; in quel caso, conviene rimanere a una distanza di sicurezza di «due braccia almeno», ulteriormente estesa ad «almeno sei braccia» nel caso di un contatto con un contagiato sospetto. Per quanto riguarda le indicazioni alimentari, è meglio guardarsi dal consumare cibi grassi o elaborati quali carni, uova e pesce, e favorire invece pasti leggeri, cotti e/o lavati, e magari conditi con aceto e sale. Il digiuno è preferibile ai pasti pesanti, o quantomeno è consigliabile mangiare e bere con moderazione. Mentre sul piano medico sono raccomandate forme di purificazione come il salasso, il vomito e le purghe, al fine di liberare il corpo dalle impurità della malattia, e ripristinare così l’ordine e la bellezza originaria.

Medico della peste, raffigurazione del XVI secolo

I rimedi magici

Come si è accennato, non mancano i suggerimenti di natura magica. Può quindi essere utile portare con sè un talismano raffigurante un serpente oppure cospargersi di olio di scorpione, animali il cui veleno veniva associato a quello della peste e che allo stesso tempo si ritenevano detentori di un antidoto. Ma ancora più efficaci risultano la teriaca, un intruglio farmaceutico con carne di vipera dalle straordinarie capacità curative in grado di «domare il dragone» (cioè la peste), e la pietra bezoar da applicare sulle piaghe o da portare al collo. Ed è ovviamente una buona idea quella di sorseggiare un po’ di oro liquefatto, ottenuto secondo le indicazioni del medico Gentile da Foligno, o, se si è più fortunati, si può pur sempre indossare a mo’ di ciondolo un corno di unicorno.

Meet Nicolò!

Da sempre mi affascinano le tradizioni e le storie più magiche e misteriose. Andiamo assieme alla loro scoperta!