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Vittoriana Mascheroni, la fantasia dipinge la realtà

- Un articolo di Eugenio Lombardo -

Avevo già conosciuto Vittoriana Mascheroni in occasione di una collettiva di diversi artisti, ed avevo mentalmente annotato l’originalità dell’opera che in quell’occasione aveva presentato. Ho atteso qualche tempo prima di incontrarla. Ed ora, mentre le parlo, volgo lo sguardo verso i suoi quadri e riscontro un’immediata sensazione: c’è una leggerezza, in quei lavori, che
rivela al tempo stesso un’arguzia; come se la sua creatività risiedesse in una simbologia fantastica, eppure pensata, radicata nella notte dei tempi e della storia.
Tutto è fantasioso nella sua arte, eppure reale, e suscita in chi osserva profondi interrogativi. Ora una piuma, ora una farfalla, ora una spirale avvolgente del tempo, ogni cosa è un rimando che allude ad una prospettiva: l’anima, il sogno, il senso interiore dell’esistenza
Una pittura cerebrale, forse, ma delicata, mimetizzata nell’insieme dei colori e della materia: “In effetti – sorride Vittoriana Mascheroni – mi hanno definito un’artista concettuale, soprattutto nei quadri materici. Ma non saprei dare una definizione completa di questa accezione. Forse, semplicemente, i miei quadri sono pensati, o tendono comunque ad avere un significato.”

Lei ha ceduto all’arte, inizialmente aveva cercato di resisterle…

“E’ vero. Da bambina, in casa l’artista era mio fratello Giuseppe, che poi si è invece dedicato alla scrittura. Io m’immaginavo maestra, semmai ogni tanto disegnavo dei visi, prendendo a modello i miei cugini. Forse nell’inconscio volevo non prevaricare mio fratello, chissà! Lui partecipava pure alle estemporanee ed una volta vi aderii anche io.”

Come andò?

“Ero giovane, avevo 15 anni. Ma ricordo due nette sensazioni: la noia mortale di quella giornata, trascorsa al caldo, in mezzo ai campi, assalita da nugoli di moscerini. E la gioia perché il mio quadro fu richiesto e venduto: avevo raffigurato una Madonna dei campi.”

Poi una lunghissima, esagerata pausa artistica.

“Si, ho ripreso solo da una ventina d’anni. E ho cercato una prospettiva mia personale, privilegiando gli acquarelli, il lavoro acrilico sul legno e l’elemento materico.”

Cosa intende per materico?

“Legno come base, poi sabbia, stucco, un mix insomma, per ottenere l’effetto della tridimensionalità. Le tecniche, dopo tutto, sono quelle. Poi ogni pittore realizza i propri interessi; a me piace approfondire la storia, l’arte del passato, riproponendola in quella contemporanea: ripenso ai geroglifici, agli uccelli raffigurati sui vasi dei sumeri, all’aquila del tempo dei babilonesi.

Perché questo desiderio di recuperare il passato?

“Credo nasca da un’ammirazione: penso agli uomini del paleolitico, vivevano in condizioni estreme e campavano poco, eppure realizzavano un’arte stupenda.

Eppure la storia nei suoi quadri mantiene un’aurea di libertà...

“Diciamo di fantasia. Vede, quello è il mio paese: Casalpusterlengo, disegnato durante un periodo particolare che attraversava la mia comunità. Io vi ho raffigurato una moschea, che di fatto non c’è mai stata, perché ho sempre creduto che ogni religione abbia diritto al suo spazio. Ho voluto anche dipingere e rendere visibili le fondamenta, che sono base per il futuro e che richiamano il passato.”

Parliamo dunque di una pittura impegnata, anche nel sociale.

“Se vuole, direi di sì. Per esempio, osservi questa opera dal titolo Scarti: con tutto ciò che facilmente si getta via, nel consumismo più sfrenato, con tre bambine disegnate ed un codice a barre sui loro abiti, perchè anche loro sono merce in questa società: e ci sono gli idonei ed i non idonei.”

E’ molto bella, fa venire un nodo alla gola. Ma non capisco se nei suoi quadri c’è un’influenza religiosa…

“Direi di valori, e la religione è anche una forma di cultura e, quindi, un valore. I temi dei migranti, della pace, della solidarietà, sono motivi di ispirazione per me, certamente.”

Mi accorgo che i visi sono rimasti una costante nella sua creatività…

“Vero, non me ne sono mai staccata. Anche se è cambiato il mio modo di raffigurarli.”

In che senso?

“Cerco di immaginare volti di fantasia che riflettano però vissuti ed esperienze reali. E poi mi piacciono le relazioni generazionali: osservi questo quadro, che potrebbe raffigurare una famiglia, ma nessuno ha la bocca sul volto, e le parole sono simboleggiate attraverso lettere di fianco una linea. Parole non dette, appunto.”

Un’ultima domanda: Vittoriana, ma la gente, in generale, apprezza ancora l’arte?

“Credo di sì, ma non possiede i soldi per investirvi.”

E ritiene che lei sia compresa come artista?

“A volte mi capita che chi osserva mi dia spiegazioni profonde del significato delle mie opere.”

Vittoriana e la sua arte
Fotoritratto di Vittoriana Mascheroni

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Eugenio Lombardo

Mi hanno sempre affascinato gli artisti. Per quel tentativo, evidente, di cercare dentro sé, senza sapere talvolta neppure cosa o verso chi indirizzare il proprio sentire.